Sulle cime

dei Termini

Sulle vette dei Monti reatini ci son decine di cippi di pietra bianca marchiati con il giglio borbonico del Regno di Napoli e le chiavi di San Pietro dello Stato Pontificio. Questi cippi segnano il confine tra i due stati ed un tempo erano visibili dal Tirreno all'Adriatico, qui sono stati conservati ed è possibile percorrere il sentiero che li lega. Sotto ai cippi si trovava un ex-voto, una scatola di legno contenente un disco di ferro con i due simboli del giglio e le chiavi, ma oggi sono stati quasi tutti rubati dai tombaroli. Nel 1847 furono apposti 649 cippi lungo un confine prima custodito da diverse rocche e castelli. I ruderi di alcuni di questi castelli sono ancora visibili sulle cime e nei boschi dei Monti Reatini, tra Cantalice, Poggio Bustone, Rivodutri e Leonessa. D'altronde, la natura di questi monti è sempre stat quella di un confine, dal quale deriva il nome stesso del Monte Termine, da Terminus, il deo sabino dei confini.

Rieti era la città papale per eccellenza, con i pontefici che vi avevano addirittura preso temporaneamente residenza e avevano ordinato la costruzione dell’attuale Palazzo Papale (o Vescovile) e, accanto, dell’Arco di Bonifacio VIII. Tutt’intorno, però, esistevano borghi e cittadine di diversa origine e appartenenza: mentre Leonessa e Cittaducale erano state fondate dai re d’Angiò di Napoli, e Cantalice si trovò spesso ad essere ceduta tra il Regno e lo Stato della Chiesa, gli altri piccoli borghi della Valle e dell’alta Sabina restarono legati per secoli al papa di Roma.

 

I centri fondati dagli angioini proprio con lo scopo di consolidare il confine del Regno presentano una struttura simile. Leonessa e Cittaducale furono costruite su terreni pressoché piatti, la prima su un altopiano e la seconda sul Colle di Cerreto Piano, con una precisa struttura volta a favorire il commercio: strade diritte e perpendicolari convergenti in una grande piazza principale in cui si svolgevano il mercato e tutte le funzioni pubbliche, e un’arteria centrale, il Corso, che collega la porta di accesso al paese e la piazza e lungo il quale sono stati eretti i palazzi gentilizi. Non si tratta più dell’antica concezione di borgo arroccato su un’altura nato attorno al castello del signore, il quale può facilmente scegliere di allearsi con chi più gli conviene al momento, ma di un nuovo tipo di città in cui i latifondisti lasciano il posto ai mercanti e al commercio. Leonessa ne è un esempio lampante, con lo sviluppo della lavorazione dei tessuti (in particolare della lana, grazie all’allevamento di pecore), una grande fonte di reddito che ha fatto la sua fortuna e si manifesta ancora oggi con lo straordinario Palio del Velluto celebrato a giugno ogni anno.

 

Uno dei cippi in pietra che marcavano il confine tra i due stati si può notare ancora oggi percorrendo la strada che collega Leonessa a Morro Reatino. Altri due sono stati invece spostati dalla loro posizione originale: uno si può ammirare al centro della piazza di Terzone, uno dei Sesti comunali, mentre un altro è stato posizionato di fronte al convento dei cappuccini a Leonessa. A Cittaducale resta la Torre Angioina a ricordarne il passato (un'altra è proprio a Leonessa), situata alle porte della cittadina e all’inizio di Corso Giuseppe Mazzini.

 

Cantalice, invece, nonostante sia stata legata per secoli al Regno di Napoli, non fu fondata dalla famiglia di origine francese. Sorta nel XII secolo dalla fusione di Rocca di Sopra, Rocca della Valle e Rocca di Sotto e inizialmente alleata con Rieti, scelse poi di affidarsi a Carlo II d’Angiò per proteggersi dalle mire di diversi feudatari, contribuendo addirittura alla fondazione di Cittaducale: il quartiere di Santa Croce fu infatti realizzato con l’aiuto dei Cantaliciani. Trovandosi sul confine, non mancavano le lotte con i borghi circostanti, come Poggio Bustone e Rivodutri, alleati di Rieti; ma quando alcuni rivoltosi di Rivodutri si ribellarono contro il papa avignonese e il suo potere su Rieti, essi si rivolsero proprio a Cantalice e a Cittaducale. Nel Quattrocento il Trattato di Terracina vide Cittaducale, Cantalice e Leonessa passare temporaneamente sotto il Papato, ma nel 1502, quando fu concesso a Cittaducale il titolo di Diocesi, Cantalice ne entrò a far parte e si distaccò definitivamente dall’egemonia di Rieti. Ciò non impedì ulteriori lotte, ma la cittadina seppe resistere con tanta tenacia da meritare il motto “Fortis Cantalicia Fides” da parte del Regno di Napoli. Lo stemma comunale con il motto è stato riprodotto all’interno della Chiesa di Santa Maria del Popolo, accanto all’ex convento degli Agostiniani.

 

Infine, tutte e tre le cittadine - Leonessa, Cittaducale e Cantalice - conobbero un periodo di splendore dal 1571 grazie alla presenza di Margherita d’Austria, figlia dell’Imperatore Carlo V e celebrata ancora oggi attraverso la festa del Palio del Velluto, prima di tornare sotto la diretta dominazione borbonica. Dotata di grandi abilità amministrative, a Cittaducale ella visse all’interno del Palazzo della Comunità, restaurato per l’occasione dal celebre architetto Vignola, mentre a Cantalice una lapide posta sulle mura a metà strada tra la Torre del Cassero e la Chiesa della Madonna della Pace ricorda proprio quel periodo storico.

Da vedere

Termini

del Confine

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Borgo di

Cittaducale

Torri di

Leonessa

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Borgo di

Leonessa

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