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Faggio monumentale di

San Francesco

Siamo nei lussureggianti boschi intorno a Rivodutri, nel cuore della Provincia di Rieti. Percorrendo dal borgo una comoda strada asfaltata e un suggestivo sentiero tra i faggi, si incontra, a più di mille metri di altitudine sul Monte Fausola, quello che è conosciuto come “Faggio di San Francesco”, un esemplare centenario che deve la sua fama alla forma straordinaria e alla leggenda che lo circonda.

 

Si narra, infatti, che San Francesco si trovasse proprio in questa zona quando fu sorpreso da un violento temporale: quando corse a ripararsi sotto il faggio, questo allargò e piegò miracolosamente i rami per proteggerlo dalla pioggia. Secondo un’ulteriore leggenda, ai piedi dello stesso albero San Francesco chiese al suo asino di restituire i ferri al maniscalco che lo aveva ferrato, poiché il santo non aveva il denaro per pagarlo: come di consuetudine con San Francesco, l’animale avrebbe subito obbedito alla richiesta del padrone, e ancora oggi vi è un’impronta a terra che si dice sia quella impressa da Francesco quando smontò dall’asino; l’episodio è raccontato da una piccola edicola in pietra.

 

Il faggio, che sorge su un terreno in forte pendenza, è annoverato nella lista degli alberi monumentali d’Italia. È costituito da quattro fusti originatisi dalla stessa ceppaia, di una circonferenza massima di 4 metri per un’altezza di 8. Invece di crescere in altezza, infatti, l’albero si è sviluppato per la gran parte in orizzontale, quasi parallelo al terreno, così da dar vita ad una chioma di 22 metri di diametro. La mutazione spontanea di questo faggio è rarissima, comune soltanto ad un paio di altri esemplari nel mondo. Il tronco ed i nodosi rami, che si intrecciano e si avvolgono a spirale, sono ricoperti di muschio color smeraldo e chiazze di licheni bianchi, ma anche di rosari e crocifissi lasciati da pellegrini e devoti del santo.

 

Ad arricchire l’atmosfera mistica e spirituale del luogo, nel 2000 sono state costruite nei pressi una grande croce di legno, a ricordo dell’Anno Santo, e la Chiesa di San Francesco al Faggio, sui resti della cosiddetta “Casetta dei Cerchiari”, una costruzione in pietra utilizzata dai pastori sin dal XVIII secolo e tuttora sovente affiancata da animali al pascolo.

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