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Giuseppe Garibaldi

Giuseppe Garibaldi fu un grande generale e condottiero del Risorgimento, nonché uno dei più importanti ed emblematici patrioti italiani. È sicuramente lui l’italiano più famoso, l’uomo di cui gli italiani sono più orgogliosi, il simbolo di un passato glorioso e di un’unità nazionale ideale mai pienamente raggiunta. Chiamato l’“Eroe dei Due Mondi” per le sue imprese militari in Europa e nell’America del Sud e ricordato per aver guidato la spedizione dei Mille, egli fu a Rieti due volte, nel 1849 e nel 1867. Ma quanto sappiamo di questo personaggio?

 

Tutto iniziò nel 1821. Mentre ad Antrodoco si combatteva la prima battaglia del Risorgimento tra l’esercito austriaco e quello napoletano di Guglielmo Pepe, Garibaldi, che aveva ereditato dal padre l’amore per il mare e la navigazione, si iscrisse nel registro dei mozzi di Genova a soli 14 anni, partendo alla volta di Odessa, Roma, Costantinopoli. Il mondo si apriva davanti a lui. Durante uno dei suoi viaggi nella capitale dell’Impero Ottomano conobbe Emile Barrault. Rifacendosi ad un clima di libertà e rivoluzione già presente in Europa, questi gli disse: “Un uomo, che, facendosi cosmopolita, adotta l’umanità come patria e va ad offrire la spada ed il sangue a ogni popolo che lotta contro la tirannia, è più di un soldato: è un eroe.” A Taganrog, sul Mar d’Azov, Garibaldi conobbe invece un uomo che gli espose le idee mazziniane; la sua vita cambiò per sempre.

Ricercato per aver preso parte ad un’insurrezione popolare, Garibaldi si trasferì in Sudamerica, dove fece sue le parole di Barrault: partecipò alla Guerra Civile Uruguaiana e guidò la Guerra dei Farrapos tra la Repubblica Riograndense e l’Impero del Brasile. Ricevette a Montevideo la sua iniziazione alla Massoneria, e tornò in Italia nel 1848 per prendere parte alla Prima Guerra di Indipendenza. Il suo momento era arrivato e non poteva mancare all’appuntamento con la storia.

 

Dopo che il papa fuggì a Gaeta e a Roma fu proclamata la Repubblica Romana, Garibaldi decise di muoversi verso Rieti per avvicinarsi a Roma e controllare il confine. La notte tra il 29 e il 30 gennaio 1949 pernottò presso casa Poiani a Morro Reatino, sotto alla  Chiesa  di  San Lorenzo, poiché qui lo aspettava Bernardino Blasi, uno dei primi sostenitori della Repubblica. Solerte, Blasi si premurò di sorvegliare egli stesso il confine, arruolare nuovi volontari e convincere la municipalità di Morro a contribuire alle spese dell’esercito. Oggi a Morro vi è una targa sulla facciata di casa Poiani - la quale conserva gli arredi originari dell’epoca - che ricorda il pernottamento di Garibaldi.

 

Garibaldi si recò quindi a Piediluco, dove per via dei suoi reumatismi preferì salire su una carrozza inviatagli dal Comune di Rieti. Alla loro entrata presso Porta Cintia a Rieti, lui e i suoi 500 uomini furono accolti nel primo pomeriggio dalla banda musicale e dalla guardia civica. Soggiornò per quasi tre mesi a Palazzo Colelli, nell’odierna Via Garibaldi, e organizzò la I Legione Italiana in difesa della Repubblica Romana. Garibaldi soggiornò al primo piano, mentre il piano terra fu adibito a sartoria per cucire le divise, impiegando tutti i sarti della città.

 

La situazione a Rieti non fu sempre facile, soprattutto per via dei contrasti tra i legionari e il fervente cattolicesimo dei reatini. I legionari erano spesso delle “teste calde”, combattenti impazienti, e sul Ponte Romano scoppiò una rissa tra legionari lombardi e romagnoli che Garibaldi fu costretto a sedare a sciabolate. Tuttavia, Garibaldi era molto apprezzato sia da popolo che dall’aristocrazia reatina, con la quale discuteva di politica nei caffè del centro cittadino, quando non era a fare lunghe passeggiate con la moglie Anita. Quando lasciò Rieti, egli disse con fervore: “Conserverò sempre, siccome conserveranno i miei compagni, una grata memoria di Rieti”.

 

Garibaldi combatté poi nella Seconda Guerra di Indipendenza e fu a capo della Spedizione dei Mille, sconfiggendo l’esercito borbonico e cedendo il meridione Vittorio Emanuele I a Teano. La sconfitta dei borboni portò però alla diffusione del brigantaggio nel centro-sud, presente in diverse bande nelle zone di montagna del Reatino.

 

Garibaldi tornò a Rieti brevemente il 23 ottobre 1867, quando si recò da Terni a Roma passando per Contigliano, Rieti e Passo Corese. Essendosi sparsa la voce in città, quando la sua carrozza arrivò all’altezza di Porta Romana fu accolta con grande fervore dalla popolazione e portata al palazzo dei conti Vicentini in via Cintia. Garibaldi tenne qui un discorso sulla necessità di liberare Roma e annetterla al neonato stato italiano, ma in quell’occasione i volontari furono sconfitti dall’esercito francese. Si dovrà attendere il 1870.

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