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Grotta di San Michele

sul Tancia

La grotta-eremo di San Michele Arcangelo è un piccolo santuario rupestre nato in tempi immemorabili all’interno di una cavità naturale del Monte Tancia; la grotta, infatti, si apre sulle pendici occidentali del monte, una montagna quasi sacra che da sempre ha fatto la storia di questi luoghi. Il nome della grotta le fu attribuito da papa Silvestro nel IV secolo, che secondo la leggenda avrebbe assistito alla cacciata, ad opera di due angeli, di un serpente demoniaco che terrorizzava gli abitanti della zona. Tuttavia, il culto di San Michele Arcangelo, molto caro anche a San Francesco, è piuttosto diffuso in tutta la zona, con altri eremi (Morro Reatino) e diverse chiese (Contigliano, Greccio e Rivodutri, di cui è anche il santo patrono) a lui dedicati.

 

Percorrendo in discesa la strada che parte dall’Osteria del Tancia lungo la celebre Via omonima, transitata un tempo dai pastori e dai mercanti che si dirigevano verso Roma, si scorge sulla sinistra il pittoresco torrente Galantina, con tanto di cascatelle e laghetto (le “Pozze del Diavolo”). Nei pressi del corso d’acqua, con i resti della Rocca di Tancia a dominare sulla destra il paesaggio, si snoda un panoramico sentiero tra i lecci e i ciclamini che conduce, dopo pochi minuti di cammino, alla grotta di San Michele; al bivio occorre prendere il sentiero sulla destra seguendo le indicazioni. Si giunge così ad uno spiazzo abbastanza vasto con un tavolo da picnic e una ripida parete rocciosa spesso utilizzata per le arrampicate. Ai piedi della parete si scorgono, tra la vegetazione, i resti di antiche casette in pietra impiegate in passato dai frati dell’Eremo di San Michele. Quest’ultimo, invece, si può notare sul lato opposto al termine di una scalinata a due rampe, culminanti con il piccolo terrazzo antistante la grotta. Siamo davvero immersi nella flora e fauna del luogo, tra gli arbusti, gli uccelli e gli scoiattoli che abitano quest’area da millenni, nonché i pipistrelli che si nascondono nella cavità.

 

Questa grotta carsica si è formata grazie alla forza di erosione dell’acqua, e le concrezioni createsi dal depositarsi del carbonato di calcio non mancano, con piccole stalattiti, stalagmiti (alcune anche congiunte le une alle altre) e creazioni dalle forme più disparate per via delle pareti inclinate. A testimoniare la millenaria storia del luogo, si trovava qui una una scultura della dea sabina Vacuna scolpita in una stalattite, purtroppo trafugata. All’interno della grotta si notano un altare sovrastato da un ciborio a due colonne e numerosi affreschi, raffiguranti il Cristo tra i simboli dei quattro Evangelisti, la Madonna con il Bambino, l’Agnus Dei e, ovviamente, l’Arcangelo Michele intento ad uccidere il drago.

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