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Colli sul Velino​

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Torre di Morro Vecchio e

S.Tommaso in Grumolo

Nelle vicinanze di Colli sul Velino, nascosti tra i boschi in cima ad una piccola collina, si scorgono i resti della Torre di Morro Vecchio, con annessa la chiesa in rovina di San Tommaso in Grumolo. Quest’antica fortificazione, probabilmente costruita dai Nobili di Labro, risale al XII-XIII secolo e appartenne in passato ad un certo Rainaldo di Guittone. Talvolta identificata con Grumolo, rappresentava in passato un punto strategico di controllo delle vie d’acqua e di terra tra la Conca Reatina e la Valle del Nera, nonché punto di appoggio per commercianti e pellegrini che, in tempi di piena, potevano giungervi in barca.

 

Durante il Medioevo, infatti, l’antico Lacus Velinus si era pressoché ricostituito per via della mancanza di manutenzione delle strutture di bonifica di epoca romana, dando vita ad una zona lacustre e paludosa nella Piana Reatina. Dalla zona di Morro Vecchio si raggiungeva Leonessa attraverso la via della Forca di Torre Fuscello, attraversando gli antichi castelli di Grumolo, Monte Rotondo, Vallacula, Faccenda e Bellacosa (o Bellicosa), che oggi non esistono più.

 

Nelle rubriche dedicate alla regolamentazione della pesca dello Statuto comunale di Rieti del 1349, si stabilisce che i pescatori di Piediluco non potevano superare la punta di Grumolo, che immetteva nel Lago di Rieti. Durante il Medioevo il Lago Velino copriva un’area molto vasta: dalle pendici dei Colli di Labro ai Colli di San Pastore, Rivodutri e Poggio Bustone, dalla foce del Fiume di Santa Susanna alle falde di Monte Gambaro, consentendo la navigabilità da Piediluco a Rieti.

 

Nel mezzo del lago e in cima alla sua collina, l’alta torre quadrata di Morro Vecchio, di sei metri di lato, si ergeva solitaria in tutta la sua maestosità. Il castello di Moro Vecchio, scrive Ippolito Tabulazzi in un manoscritto del Seicento, “si truova in mezzo all’acque, come rende chiaro il suo sito, poiché per arrivarci si passava per un ponte di legni, che sostenevano il ponte levatore, come sin’hora ve si vedono i fondamenti del ponte predetto”. Un effetto analogo si ebbe durante l’alluvione del Velino del 1928, quando gli acquitrini dilagarono per la Conca Reatina.

 

Quest’area era già abitata in epoca preistorica, e un’indagine archeologica condotta dall’Università degli studi di Leicester, in Inghilterra, ha portato alla luce ceramiche di produzione romana e resti della fusione di metalli, che testimoniano la presenza di un centro di produzione artigianale. Nelle tavole seicentesche del geografo Giovanni Antonio Magini, relative all’Umbria, alla Sabina ed al Ducato di Spoleto, viene riportato l’insediamento abitato lacustre di “Muro Vecchio”, indicato sotto l’abitato di “M. Ritondo”, di fronte all’Hosteria di Ripasto (Reopasto). L’insediamento fu abbandonato all’inizio del XVI secolo.

Fonte:

http://www.collisulvelino.org/sitocomunale/portilacustri.htm

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