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Chiesa di San Francesco

Nella chiesa di San Francesco, e particolarmente nella sua “Cripta”, ovvero la vecchia chiesa di Santa Croce, ha sede la Confraternita di Santa Croce, quella del sesto di Forcamelone, al quale vengono iscritti tutti gli stranieri residenti a Leonessa. La chiesa attuale è costruita sopra a quella più antica, che può essere visitata contattando il priore della Confraternita. Da questa chiesa parte il corteo del Cristo morto il Venerdì Santo.

 

Nella vecchia chiesa vi sono ancora numerosi affreschi, tra i quali una rappresentazione del Regno dei Cieli e dell’Inferno. Da notare nell’Inferno la punizione riservata al “traditore de lo Comune”, il ladro del Comune o amministratore corrotto, che arde per l’eternità. Da notare ugualmente nel Regno dei Cieli come accanto ai santi degli ordini mendicanti (Santa Chiara, San Francesco e Sant’Antonio) vi siano dei letterati, tra i quali, si pensa, Dante Alighieri, membro dell’ordine terziario francescano dei laici.

 

Questa Confraternita di Santa Croce era esistente già nel 1363. All’inizio aveva sede nella Chiesa di Santa Croce, una chiesa ora rinserrata tra le fondazioni dell’attuale San Francesco, in cui sono visibili degli affreschi risalenti al 1370 / 1420 con rappresentati, oltre allo stemma della Confraternita (formato da una croce rossa su tre monti con i chiodi e i flagelli appesi sull’asse trasversale), anche i confratelli che si flagellano e leggono le laudi. Adiacente alla Chiesa vi era l’oratorio della Confraternita, in cui si svolgevano tutti quei riti propri della stessa Confraternita, quali l’ascolto della Parola, la Flagellazione e l’adorazione del Crocifisso. Nel 1399 il passaggio dei Bianchi a Leonessa, che raggiungevano L’Aquila e poi Roma per il Giubileo del 1400, aveva dato un nuovo vigore alla Confraternita, che forse in quella occasione decise di fondersi con “Compagnia di San Matteo”, proveniente dalla piccola Chiesa di San Matteo nel Rione La Ripa.

La modesta ampiezza della chiesa e dell’oratorio ben presto si dimostrarono inadeguati a contenere un gran numero di confratelli, così ne venne costruito uno nuovo a fianco della Cappella del Presepio nella Chiesa di San Francesco, che permetteva l’utilizzo della Cappella del Presepio quale chiesa della Confraternita; correva l’anno 1501.

La chiesa di Santa Croce e il vecchio Oratorio vennero così destinati ad altri scopi: una parte fu destinata a Granaio deposito del Monte Frumentario, e gran parte fu utilizzata per le sepolture fino all’editto di Saint Cloud (“Décret Impérial sur les Sépoltures”), emanato da Napoleone Bonaparte il 12 giugno del 1804, il quale stabilì che le tombe venissero poste al di fuori delle mura cittadine, in luoghi soleggiati e arieggiati, e che fossero tutte uguali. Si voleva così evitare discriminazioni tra i morti. Nel 1469 i francescani conventuali fondarono il primo Monte di Pietà (Beato Domenico da Leonessa) e la Confraternita ne prese parte attiva nella gestione. Dopo il 1500 venne fondato un Monte Frumentario, sempre ad opera dei conventuali francescani, che lo affidarono alla Confraternita di Santa Croce; questo Monte Frumentario fu attivo fino alla seconda metà del secolo XIX. Con il passare degli anni la Confraternita di Santa Croce si ingrandì a dismisura: ad essa si iscrissero tutte le famiglie nobili o benestanti che avevano dato il nome ai vari agglomerati urbani che poi in seguito divennero Frazioni del piano di sotto. 

 

Dapprima la Confraternita operò nella chiesa di Santa Croce, poi rinserrata nelle mura di fondazione dell’attuale Chiesa di San Francesco, e successivamente nella Chiesa stessa di San Francesco, dove si pose al servizio dei poveri e degli umili (e in quel tempo erano tanti), fondando un Ospedale per curare gratuitamente i bisognosi. Questo rimase in funzione fino alla metà del secolo XIX ed è tuttora visibile, in quanto lo stabile si trovava proprio di fronte alla Chiesa di San Francesco ed andava dall’attuale Via G. Battista Ciucci fino alla Casa Parrocchiale di San Salvatore in Via Mastrozzi. Nella facciata di Via Mastrozzi è ancora visibile lo stemma della Confraternita di Santa Croce, scolpito in pietra rossa locale e formato da una croce su tre monti e due flagelli sul braccio orizzontale.

 

Intorno alla seconda metà del 1400, fu forse proprio la Confraternita di Santa Croce ad esaudire un desiderio dei Conventuali francescani: quello di realizzare un grandioso presepio, trovando finanziamenti dalle numerose famiglie nobili o benestanti che erano iscritte alla Confraternita. Il presepio che tuttora esiste ed è completo di tutte le figure, fu salvato nel 1943 dalla Confraternita di Santa Croce e da tutte le donne di Leonessa, le quali si opposero alle autorità che volevano portarlo all’esposizione della Biennale di Venezia. Nel 1746 finanziò il rifacimento della Cappella del SS. Crocifisso, affidando l’incarico al noto e valente architetto reatino Giuseppe Viscardi. Nel 1803, dopo le famose leggi napoleoniche che soppressero i conventi, la chiesa di San Francesco stava per essere assorbita a demanio dello Stato e chiusa al culto. L’intervento della Confraternita di Santa Croce fu decisivo, in quanto il Regno di Napoli ne autorizzò la riapertura al culto e affidò alla Confraternita stessa la gestione e la manutenzione dello stabile; in pratica la Confraternita si sostituì ai conventuali che erano stati allontanati. Nel 1808 la Confraternita intervenne di nuovo per salvare la Chiesa di San Francesco dalla demolizione: il tetto era pericoloso e in condizioni di fatiscenza e il Ministero per il Culto del Regno di Napoli non aveva fondi per la riparazione, ma con una serie di lavori la Confraternita riuscì a riaprirla al culto.

 

La Confraternita di Santa Croce – come tutte le Confraternite – ha avuto un ruolo enorme nella diffusione letteraria, latina e volgare. Solo una parte dei confratelli sapeva leggere e scrivere, ma la lettura comune di testi da parte dei Priori e dei maestri delle cerimonie durante le riunioni regolari delle Confraternite e durante l’ufficio della Settimana Santa ha potuto avvicinare gli analfabeti ai testi latini e, soprattutto, ai testi in volgare, svolgendo così anche un'opera sociale oltre che religiosa. Per questo i francescani conventuali la vedevano di buon occhio e si fidavano incondizionatamente del suo operato. Numerose sono rimaste le tradizioni religiose legate ai riti dei francescani conventuali. Tra questi è doveroso ricordare “CORDA PIA”, che si celebra tuttora nella Cappella del SS. Crocifisso in San Francesco tutti i venerdì di marzo a ricordo della Passione e Morte di Nostro Signore Gesù Cristo; il Canto dell’Ufficio nella Settimana Santa e l’Antichissima Processione del Venerdì Santo.

Testo adattato da: http://www.leonessa.org/confraternite/santacroce/Documenti/chi_siamo.htm

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