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Farro di Leonessa

Il farro appartiene alle colture tipiche del territorio di Leonessa, e rappresenta un cereale ad alto contenuto proteico molto usato sin dalla Roma antica.

 

Con il termine “farro” si fa riferimento a tre diverse specie del genere Triticum con grumelle aderenti alle cariossidi, costituendo il più antico tipo di frumento coltivato, diffuso nel Mediterraneo già 8000 anni fa.

 

La puls (polenta) di farro era uno dei piatti caratteristici della cucina romana arcaica, e lo stesso termine “farina” deriva dal nome di questo cereale. I Romani celebravano a febbraio la festa della torrefazione del farro, i Fornacalia, dal nome della dea Fornax, protettrice del forno per la torrefazione. Ai legionari veniva distribuita mensilmente una certa quantità di questo cereale, che bollivano in acqua e latte, mentre la Confarreatio indicava un’antica forma di matrimonio, durante la quale gli sposi condividevano una focaccia di farina di farro.

 

Nel Medioevo, inoltre, il farro era impiegato per la fabbricazione della birra e come foraggio per gli animali, soprattutto cavalli.

 

In passato il farro era considerato un rimedio ai bruciori di stomaco, e cucinato asciutto o in brodo di carne, ripulito dalla pula dopo averlo lasciato essiccare nel forno. Oggi si cucina solitamente dopo averlo lasciato a bagno per 12 ore; richiede circa 40-50 minuti di cottura e si presenta piacevolmente consistente.

 

Tipicamente consumato condito con dell'ottimo tartufo locale, costituisce l’elemento principale di zuppe, minestre e insalate, mentre la farina è ancora utilizzata per realizzare pasta, pane e polenta ("lu sfarratu"), condita con sugo di lenticchie e salsicce.

Diversi strumenti per la coltivazione del farro possono essere ammirati al Museo Demoantropologico di Leonessa.

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