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Monte Tancia

Il Monte Tancia è la cima più alta dei Monti Sabini, con i suoi 1292 metri facilmente percorribili e raggiungibili, tra paesaggi e panorami mozzafiato che sorprendono lungo il tragitto. Si tratta di un’area di grande rilevanza sia per quanto riguarda la flora e la fauna, sia in relazione ai reperti archeologici qui ritrovati e alla tipologia di insediamenti umani.

 

Il versante meridionale del monte, in particolare, presenta un microclima unico dovuto alla termoregolazione esercitata dalla vicina Valle del Tevere, che consente di avere delle temperature insolitamente miti. Di conseguenza, si sono diffuse qui piante che prediligono temperature più calde e maggiori insolazioni, come il leccio, una specie tipica dell’area mediterranea. Inoltre, la presenza di aree naturalmente più nascoste e la costruzione di rifugi faunistici hanno permesso a molte specie animali di proliferare, come il cinghiale, il lupo, la volpe, la lepre, l’istrice, il tasso, la donnola, il gatto selvatico e la rana appenninica, ma anche il gheppio, lo sparviero e la poiana.  

 

I numerosi reperti archeologici con decorazioni tipiche dell’Appennino centrale che sono stati rinvenuti sul Monte Tancia testimoniano come questo territorio sia stato abitato sin dall’epoca preistorica, quando venivano utilizzate capanne distribuite su terrazzi.

 

L’importanza del monte, tuttavia, si deve soprattutto alla presenza del Valico del Tancia, a 802 metri di altitudine, che rappresentava in passato l’unico passaggio naturale tra la Conca Reatina e la Valle del Tevere e ed era punto di snodo di quattro itinerari principali (verso Rieti, la Valle del Farfa e la Valle del Tevere), che oggi non sono più transitabili e a cui se ne affiancavano altri secondari. Sotto il dominio di Farfa e al confine tra Roma e il Ducato longobardo di Spoleto, ciò ha fatto sì che la zona fosse particolarmente frequentata da mercanti, pastori, briganti e pellegrini, dall’VIII fino al XX secolo.

 

Lungo il percorso fu costruita nel Quattrocento l’Osteria del Tancia, successivamente restaurata, che funge oggi da base di partenza per le escursioni sul monte. Da ammirare sono anche i ruderi della Rocca di Tancia e del Castello di Fatucchio, vestigia dell’incastellamento che caratterizzò la Sabina nel X secolo e che vide monasteri e signorotti locali erigere fortezze per esercitare il proprio potere, controllare i propri terreni e proteggere l’area da invasioni nemiche.


Sulle pendici occidentali del monte, infine, si apre la Grotta naturale di San Michele Arcangelo, nella quale si trovava una scultura della dea sabina Vacuna scolpita in una stalattite. Il nome della grotta le fu attribuito da papa Silvestro, che secondo la leggenda avrebbe assistito alla cacciata di un serpente demoniaco ad opera di due angeli.

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