Percorso

Castelli e torri di Labro

Nel 956 Ottone I, re d’Italia e di Germania e futuro primo Imperatore del Sacro Romano Impero Germanico, riunì tutti gli insediamenti del circondario di Labro sotto il controllo di Aldobrandino de’ Nobili, a cui concesse il titolo di Signore di Labro e lo stemma con l’aquila imperiale e il pesce per i diritti di pesca.

 

Nel X secolo la consorteria dei Nobili aveva già fatto erigere sul colle un castello a somiglianza della Rocca di Spoleto. I Nobili erano probabilmente imparentati con i conti di Rieti e i conti dei Marsi, che avevano costruito diversi castelli nell’area appenninica occidentale.

 

Aldobrandino ottenne pieno potere su Labro e su altri 12 castelli tra il Ducato di Spoleto e il contado di Rieti, tra i Monti Reatini, la Valle del Tevere e il Lago di Piediluco. Durante il Basso Medioevo i Nobili furono i signori incontrastati dell’intera via di fondovalle che andava da Leonessa alla conca di Terni, anche dopo che nell’XI secolo si ritrovarono costretti a donare al capitolo della basilica romana di San Giovanni in Laterano la quarta parte di Labro, Grumulo, Apoleggia, Bellicosa, Morro, Melaci, Cocoione e Moggio, in cambio di aiuto e protezione contro l’invasione Normanna.

 

I Nobili tornarono poi in pieno possesso dei loro castelli, e i resti delle fortificazioni di Morro e Moggio sono visibili ancora oggi. Nel Comune di Morro, in località Torricella, vi sono anche i resti di un’altra torre, nascosti tra la vegetazione ma facilmente raggiungibili attraverso un sentiero che parte dalla Chiesa della Madonna della Torricella.

Labro, che possedeva anche il territorio ricco di tartufi su cui sorge oggi Colli sul Velino, chiamato “Colli di Labro” fino al 1962, si guadagnò la fama di borgo battagliero, essendo spesso in lotta con i castelli vicini, specialmente con la rocca di Luco. A causa di queste lotte e della scomunica di Giovanni de’ Nobili in seguito all’uccisione di un sacerdote, nel Quattrocento i Nobili persero la signoria, e lo stesso castello di Labro, con la sua torre altissima a dominare la valle, fu in gran parte distrutto.

 

Oggi, è possibile fare un salto indietro nel tempo e tornare con l’immaginazione ad un passato tanto fiero percorrendo le strade e i sentieri che collegano, tra i laghi e le colline, gli antichi borghi e castelli della Conca Reatina che furono protagonisti di queste terre nel corso del Medioevo.

 

Di fronte a Labro, su un colle che scende sul bel Lago di Piediluco, è proprio la Rocca Albornoz, l’antico “Castello de Luco”. L’importanza di fortificazioni come quelle di Luco e di Labro stava nella loro posizione strategica di controllo sulle vie d’acqua e di terra costituite dai laghi di Piediluco e di Rieti (il Lago Velino che si era in parte riformato nel Medioevo). Sappiamo che ai pescatori di Piediluco non era permesso superare la punta di Grumolo, che immetteva nel Lago di Rieti. Grumolo è stata identificata con la Torre di Morro Vecchio, altro antico avamposto di Labro, di cui restano dei ruderi su un colle boscoso che, al pari della vicina Montisola, era all’epoca un'isola lacustre. Poco oltre era il porto del Torrone, di fronte all’Hosteria di Ripasto (Reopasto), che apparteneva ai Nobili dal 1357; qui è oggi una splendida tenuta signorile, a pochi chilometri dal Santuario di Greccio e nei pressi del fiume Velino, che dà origine alle vicine Cascate delle Marmore.

 

Da non perdere, prima di dirigersi verso Leonessa oltrepassando l'antico avamposto nemico della Torre del Fuscello, è il borgo medievale di Rivodutri, sede di un antico castello ormai andato distrutto; nell’Ottocento, degli uomini di Rivodutri riuscirono ad espugnare il castello di Cocoione terrorizzando gli abitanti con indosso delle maschere da Zanno, il dispettoso personaggio del folklore locale.

Show More
Show More

Designed by Boutegue Vaquier