Percorso

La cultura del grano

Fin dall’antichità, in seguito alla bonifica del Lacus Velinus, la Piana Reatina era rinomata per la sua fertilità. Cicerone la chiamava “rosea rus” o “prata rosea”, campagna rosea, proprio per questo motivo. I cereali sono sempre stati una delle coltivazioni principali del territorio, affiancati da ortaggi e in passato dal guado utilizzato per tingere le divise dell’esercito napoleonico. Lo stesso fiume Velino, che attraversa l’intera valle da sud a nord e da est a ovest, era costellato di mulini ad acqua per la lavorazione di grano e guado; alcuni mulini storici rimangono tutt’oggi, in particolare il Molino carolingio di Santa Susanna, situato presso le omonime sorgenti nel comune di Rivodutri. Costruito in origine dagli uomini di Pipino il Breve, macina il grano tenero coltivato nella Piana Reatina e produce la farina più rinomata nella zona. Inoltre, quasi a ribadire l’importanza del grano nel Reatino, tre spighe d’oro fanno addirittura parte della veneratissima statua di Sant’Antonio portata in processione nel capoluogo a fine giugno, in ricordo del raccolto miracoloso dopo la primavera piovosa del 1926.

 

Mentre gli immortali resti della “villa rustica” appartenuta al senatore Quinto Assio dimostrano come questa zona (oggi parzialmente percorribile anche in bicicletta grazie ad una bella pista ciclabile, mentre il panorama della distesa di campi coltivati di cui si può godere dai borghi di Greccio, Cantalice o Poggio Bustone è davvero da togliere il fiato) sia stata riconosciuta quale grande ricchezza sin dall’epoca romana, è attestato che nei secoli successivi, in particolare dal XVI al XX secolo, le maggiori famiglie di Rieti seppero investire nelle risorse della Piana e accrescere così il proprio potere. I più influenti proprietari terrieri nella zona furono i Vincentini, i Vecchiarelli e i Potenziani, a cui si devono, infatti, le più belle ville di Rieti e la graziosa Torretta Potenziani nel cuore della piana. Fu proprio grazie ai Potenziani che nel 1887 l’imprenditore svizzero Emilio Maraini si interessò al neonato zuccherificio di Rieti per sviluppare la coltivazione e la lavorazione della barbabietola da zucchero.

 

Poco più tardi, inoltre, fu grazie a Ludovico Potenziani che Rieti diventò un centro internazionale per la coltura del grano, poiché egli seppe riconoscere nell’agronomo e genetista Nazareno Strampelli una straordinaria opportunità per tutto il territorio. Il principe reatino, infatti, concesse a Strampelli alcuni terreni nella Piana per creare delle varietà di grano particolarmente produttive e resistenti. Nel 1903 Strampelli aveva ottenuto a Rieti la Cattedra di Granicoltura e aveva scelto la Piana come ambiente controllato per sviluppare grani ibridi proprio a partire dal tipo “Rieti”. Le ricerche al Centro Strampelli di Rieti furono un successo, e le “Sementi Elette” si sono diffuse in tutto il mondo, dall’Argentina all’Australia alla Cina. Gli studi di Strampelli si rivelarono fondamentali nel contesto della Rivoluzione verde della seconda metà del Novecento. Previa prenotazione, è oggi possibile visitare la Regia Stazione di Granicoltura di Rieti, con i laboratori, le ampolle e gli erbari che hanno fatto da sfondo al grande lavoro di Nazareno Strampelli.

 

La cultivar di grano duro Senatore Cappelli ottenuta da Strampelli veniva utilizzata per produrre ottima pasta presso la tenuta delle Chiuse di Reopasto, a Contigliano. E la tradizione enogastronomica locale ha sempre riservato alla pasta una posizione di rilievo, creando un vasto ventaglio di deliziose specialità: si possono gustare, ad esempio, i pizzicotti a Contigliano, gli strengozzi a Cantalice, le sagne alla Molinara a Cittaducale (il “molinaro” è colui che macina il grano), i maccheroni a fezze a Montenero Sabino e a Monte San Giovanni, le pappardelle alla Garibaldina presso il Ristorante della signora Maria a Morro, e le immancabili “fregnacce”, come sono qui noti i maltagliati, con il sugo alla Sabinese. Non mancano poi i prodotti da forno: qui è quasi obbligatorio gustare un saporito panino con la porchetta di Poggio Bustone, o la caratteristica “pizzòla” di Morro Reatino nel giorno dedicato alla sua sagra.

 

La cittadina montana di Leonessa, invece, è rinomata per un altro cereale, il farro, alla base dell’alimentazione mediterranea da tempi immemorabili per via del suo alto contenuto proteico. Costituisce l’elemento principale di zuppe, minestre e insalate, magari con l’aggiunta, queste ultime, di ottimo tartufo locale, mentre la farina è ancora utilizzata per realizzare pasta, pane e polenta, condita con sugo di lenticchie e salsicce. Proprio a Leonessa è stato realizzato un Museo civico demo-antropologico, dedicato alla conservazione della memoria della gente dell’altopiano leonessano e delle loro attività storiche.

 

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