Percorso

Le terre di Transumanza

Le pecore avanzano, sotto il peso dei campanacci, spronate dai cani e affiancate da qualche capra, oppure un asino. Una brezza leggera si leva tra i prati e le vallate, mentre il sole picchia inesorabile sul fiume di animali in cammino. Li guidano i volti duri e arsi dei pastori, a piedi o a cavallo, che avanzano stanchi ma fieri tra pianure e montagne che conoscono ormai a menadito. Scesi in ottobre dagli Appennini alle pianure della Sabina, e poi a sud fino a Roma, è ora tempo di risalire in montagna per la stagione estiva: si tratta della transumanza, un fenomeno che ha da sempre caratterizzato questa terra, una terra di pastori, di uomini che conoscono bene i ritmi degli animali con cui la condividono.

 

Ma anche le donne li conoscono bene, soprattutto quando si tratta di separarsi dai propri mariti. I pastori di Leonessa, a ridosso del massiccio del Terminillo, le salutavano in passato nel luogo tristemente noto come “lu colle Sparticóre”, Spezzacuore. I pastori attraversano il valico della Sella di Leonessa, il monte Terminillo con il suo Tempio Votivo consacrato a San Francesco, Poggio Bustone da sempre conosciuto per l’abilità dei suoi “carosini” (tosatori), e giungono a Rivodutri, con le fertili terre paludose dei laghi Lungo e Ripasottile, vestigia dell’antico Lacus Velinus e riserva naturale di grande interesse faunistico. Attraversando così il vecchio confine tra il Regno di Napoli e lo Stato della Chiesa, eccoli a Greccio, con il suo santuario francescano incastonato nella roccia, e ai piedi della splendida Abbazia di San Pastore, per poi riposarsi nei pressi dell’Osteria del Tancia, lungo la via del Tancia: il Valico omonimo ha rappresentato per secoli, nei pressi di Monte San Giovanni, l’unico passaggio naturale tra la Conca Reatina e la Valle del Tevere. Sono quindi ora a Montenero, nel cuore della Sabina, diretti verso Roma.

 

Questa terra ha una lunga tradizione legata alle pratiche pastorali e ai prodotti che le mani sapienti locali hanno saputo derivare da questi preziosi animali. Basti pensare alle rinomate pecore di Terzone, “sesto” di Leonessa, o di Albaneto: le razze ovine tipiche della zona sono la Vissana e la Sopravissana. Come non assaggiare la caratteristica pecora “allu callaru”: la bontà di questa ricetta è una prova indiscutibile della qualità degli animali e dei pascoli di cui si nutrono. Ma i prodotti più rinomati sono senz’altro i formaggi, come la ricotta e, soprattutto, il pecorino, che è ormai il simbolo di queste zone e accompagna gustosissime ricette centenarie. Lo sa bene il Caseificio D’Ascenzo di Rieti, un piccolo caseificio che da generazioni produce formaggi di solo latte di pecora, ma lo sapevano anche gli antichi legionari, nel cui zaino, come in quello dei pastori, non mancava mai del buon pecorino. Oggi esso, spesso gustato con fave o miele, è alla base del condimento dell’amatriciana e della gricia, originarie rispettivamente di altre due località montane del reatino: Amatrice e Grisciano.

 

Tuttavia, non bisogna dimenticare che quando si parla di transumanza, non si parla soltanto di ovini: ne sono protagoniste anche le mandrie di bovini ed equini, e ogni anno, a giugno, è possibile vedere i bei 140 cavalli di Manlio Fani attraversare la regione, da Ponzano Romano nella Maremma laziale fino ai pascoli del Terminillo.

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